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La rivendita di sali e tabacchi, alimentari e generi vari di Bigiola (Giovanni Bernardini) era posta a poca distanza dalla casa in cui abitavo sulla via Centrale (oggi via Covignano), sulla falda a mezzogiorno del colle di Covignano, nei pressi del bivio per S.Aquilina.
Quello di Bigiola era a quei tempi, come altri empori del forese, un “centro di cultura”: vi si davano appuntamento tante persone per scambiare opinioni sull’andamento delle stagioni, sul raccolto, sulle situazioni familiari, sulle guerre che continuavano a richiamare gli uomini sotto le armi, sulle persone perbene e sui balordi, si ascoltavano bonarie prese in giro, le trovate più impensabili e gustosi proverbi.
In quella bottega si trovava di tutto: sale, tabacchi, riso, pasta, conserva di pomodoro, “pitture” di baccalà e di lumbardon, stoccafisso, sardeli, acciughe sotto sale, tonno, aringhe e buz dal renghi, caramelle, confettini colorati, droghe alimentari (tra cui la noce moscata usata soprattutto per i cappelletti che si preparavano per le feste di Natale), spago, carta oleata, filo per cucire e per lavorare ai ferri, bottoni, aghi, petrolio e carburo per l’illuminazione, ed inoltre aspirine, purghe, pasticche di potassio per il mal di gola (i bambini le compravano per fare i botti nelle sere dei fuochi per festeggiare S.Giuseppe e la Madonna).
D’estate, durante il giro ciclistico d’Italia e quello di Francia, la gente si riuniva sulla strada dando vita a tante discussioni tra i tifosi di Binda e di Guerra, Di Paco, Camuso, Cipriani, Bertoni, ecc. e chi parteggiava per i francesi e belgi di Magne, Archanbaud, Silverio e tanti altri. D’inverno spesso si giocava a carte: accanite partite a briscola, tressette, voglio.
A far la spesa da Bigiola venivano le famiglie contadine della zona, ma si potevano incontrare anche i parroci delle vicine abbazia di S.Maria di Scolca (S.Fortunato) e S.Andrea dell’Ausa. Una mattina Don Serafino mi disse: “sarete fortunati voi poveri contadini che alla sera, quando andate a dormire, basta che mettiate alla porta la ‘marletta’, mentre i signori chiudono a chiave e mettono il catenaccio ma non riescono e dormire tranquilli per paura dei ladri!”